La conservazione, una pratica antica quanto l’uomo

La consuetudine di conservare gli alimenti è antichissima e come molte pratiche umane legate ai bisogni primari probabilmente risale alla stessa comparsa dell’uomo sulla Terra.

La pratica di conservare gli alimenti fu una delle prime tecniche che denotò l’ingegno umano, con la quale i prodotti naturali avrebbero potuto essere usati in tempi e spazi differenti, offrendo all’uomo una speranza in più per il suo sostentamento. E la forza di un clan in tempi molto remoti era soprattutto legata alla capacità di procurarsi cibo e di accumulare provviste.

E’ qui che nasce la riflessione sull’aspetto sociale del cibo conservato, visto come bene comune di un gruppo di persone, soprattutto man mano che i gruppi nomadi si trasformavano in stanziali e sedentari e cominciavano a praticare l’attività agricola di produzione vegetale e l’ allevamento. La conservazione che non ebbe un inventore ufficiale fu il risultato dello sforzo comune dei primi nuclei sociali umani. Si può affermare con certezza che i processi di congelamento, essiccazione, salatura e affumicamento, che stanno alla base di tecniche di conservazione tuttora utilizzate, risalgono alla preistoria dell’uomo.Si suppone che fu la natura stessa a indicare le prime possibilità di conservazione, seguita dall’attento spirito d’osservazione dell’uomo.
Con grande acutezza, i nostri lontani antenati notarono che la frutta rimasta sugli alberi seccava ma non perdeva la sua commestibilità, che gli animali rimasti sepolti sotto la neve e il ghiaccio e i pesci, che restavano imprigionati nelle saline naturali, potevano essere utilizzati come nutrimento prelibato, anche dopo tempo.

Questi primi esempi di conserve diedero un grande contributo alla sopravvivenza della specie umana e nel corso della storia sin dai tempi dell’antico Egitto, presso i Fenici, i Greci e i Romani le pratiche di conservazione contribuirono allo sviluppo di prosperosi scambi commerciali e culturali fra i popoli.

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